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PER UN MANIFESTO DELLA SLOW PHOTO

 Nonostante tante cose terribili, il mondo è un’immensa vastità di bellezza: suoni, forme, colori che, di attimo in attimo, appaiono come uno spettacolo meraviglioso. Eppure tutta questa meraviglia resta sconosciuta alla stragrande parte della gente. Essa – la vastità che ci circonda – ha, infatti, bisogno di occhi per essere guardata. Di attenzione, e di lentezza.
Ha bisogno di ciò di cui il nostro tempo è quasi vuoto. La fretta e la superficialità, come spaventevoli animali feroci, dilaniano la bellezza del mondo. Correndo da una cosa all’altra, senza guardare attentamente, perdiamo tutto. Abbiamo bisogno di fermarci. Di vedere oltre il semplice guardare. (Diego Mormorio)

Questi gli intenti:

  • Siamo a favore di una rivalutazione approfondita e meditata della prassi fotografica in opposizione ad un utilizzo compulsivo ed accelerato del medium fotografico perché convinti del valore creativo della lentezza.
  • Crediamo sia essenziale che in una qualsivoglia fase dell’iter fotografico si senta la  necessità di un “rallentamento” riflessivo.
  • Consideriamo indispensabile una progettualità del nostro intento artistico.
  • Esaltiamo un approfondimento meditativo così da consentire lo stabilirsi di un transfert emozionale tra il fotografo e ciò che viene fotografato.
  • Sosteniamo che la slow photo, essendo essenzialmente un approccio metodologico, esuli dalla specificità dei generi fotografici.
  • Riteniamo non significativo alle nostre finalità il tipo di mezzo tecnico di ripresa e di fruizione dell’immagine stessa utilizzati.

 

Mario Beltrambini       

Gianni Berengo Gardin

Beppe Bolchi

Carmelo Bongiorno

Alessandra Capodacqua

Luigi Erba

Diego Mormorio

Cesare Padovani

Franco Vaccari

                                                           

 Sarà per lo spirito del tempo, ma è possibile notare un parallelismo fra quanto sta avvenendo per la cucina e la fotografia. Dopo aver sperimentato le ricette regionali, quelle nazionali, quelle etniche, la cucina macrobiotica, la nouvelle cuisine ed il fast food, si sente il bisogno di prendere le cose con un po’ più di calma e così sta prendendo piede lo slow food. Anche in fotografia, dopo l’accelerazione tecnologica di questi anni, si sente la necessità di tornare alle origini, di riscoprire il fascino dei fenomeni primari liberati dalla coltre degli effetti speciali. Dopo lo slow food sarebbe il caso di parlare di slow photo… (Franco Vaccari)

            dall’introduzione a “La fotografia stenopeica “di V. Marzocchini 2004

Pensiero, sogno e fotografia sono materia del tempo.
La fotografia sta nel mezzo, come tra luce e ombra, vedere e non vedere, il retro e il verso, estesi all’infinito. Le idee vanno lasciate giacere nell’acqua.
Solo quando la luna riflessa è ormai opaca bisogna scrivere…lentamente ridurre lo spazio…decisamente tracciare il limite…  (Luigi Erba)

La fotografia è un processo di sedimentazione, coloro che la praticano “in profondità” ne hanno cognizione: puoi realizzare tre, cinque, addirittura dieci grandi immagini in un solo giorno e poi non produrre nulla per mesi e mesi, ma questo è normale.
In quei mesi di apparente inattività, in realtà non si fa altro che “accumulare le forze”, nutrirsi l’anima e lo sguardo di stimoli, suoni, pensieri, visioni, che un giorno in breve tempo possono trasformarsi in immagini. La mia fotografia vive nel tempo di un respiro, ma è un respiro lento, profondo, di quelli che ossigenano e schiariscono i pensieri, che fanno vedere oltre lo sguardo. (Carmelo Bongiorno)

Pure io ho le mie idee fisse. Una fra le tante è quella di mantenere la manualità artigianale in ogni cosa che si va costruendo come si deve. E soprattutto nel campo creativo, comprese ovviamente le arti figurative. E, questo, nonostante l’avvento tecnologico che inquina dovunque i sapori del tempo dovuto. ( Cesare Padovani)

            Circolo fotografico “Cultura e Immagine”

            Si Fest 2010         Savignano sul Rubicone

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